Uno Bianca, Fabio Savi scrive a famiglie vittime. La replica: "Indignati"
"Vuole solo ottenere benefici"
ll dolore non si cancella anche a distanza di oltre trent'anni. Dopo le recenti interviste in tv, prima quella di Roberto Savi, a 'Belve Crime', poi quella di Fabio, a 'Quarto Grado', i familiari delle vittime avevano parlato di "stillicidio". E adesso che il 'Lungo' (così è da sempre soprannominato Fabio Savi) ha preso carta e penna scrivendo per la prima volta ai parenti una lettera dal carcere di Bollate (Milano) per esprimere "rimorso" per ciò di cui si è macchiato - 23 morti e oltre 200 feriti dal 1987 al 1994 -, la risposta di chi quel dolore lo sente ogni giorno non può essere che "fastidio, indignazione, sofferenza".
Fabio Savi, uno dei capi della Banda della Uno Bianca, ergastolano come Roberto Savi, l'unico che non indossava la divisa da poliziotto, dopo aver raccontato, lo scorso maggio, la sua solita versione davanti alle telecamere, ovvero che "dietro alla Uno bianca c'è solo la targa, il fanale e il paraurti, nient'altro", chiede "umilmente scusa per tutto il male causato e per il dolore infinito" che i familiari delle vittime stanno vivendo, "e che credetemi - aggiunge - anche io vivo quotidianamente insieme a voi".
Sostiene, inoltre, di aver ripetuto "la verità" in televisione, "prendendo inoltre le distanze dalle parole oltremodo irritanti" del fratello Roberto. Quest'ultimo, infatti, intervistato a 'Belve Crime', aveva ipotizzato coperture, per la Banda, da parte dei Servizi, e complicità mai scoperte, affermando inoltre che il vero obiettivo della rapina all'armeria di via Volturno era eliminare l'ex carabiniere Pietro Capolungo. Salvo poi rimanere in silenzio davanti ai magistrati Bolognesi che proprio su quelle presunte coperture e complicità stanno indagando, in seguito ad un esposto dei legali dei familiari delle vittime.
Le scuse di Fabio però vengono respinte al mittente. Non ci sarà risposta da parte dei familiari delle vittime. "In quella lettera non c'è alcuna novità. Se da una parte si inizia con una presa di coscienza per il resto nulla cambia. Non cambia la sua versione dei fatti - ha detto Alberto Capolungo, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime - che resta opposta a quella del fratello e quindi noi non abbiamo un barlume di verità da parte loro in mano e non cambiano le posizioni dell'Associazione che ha sempre ritenuto di non dover avere a che fare direttamente con loro, ma di servirsi dello schermo della giustizia italiana".
Capolungo, figlio di Pietro, l'ex carabiniere ucciso dalla Banda nell'armeria di via Volturno dice di sentire "fastidio, indignazione, sofferenza e molti di noi - sottolinea - si sono anche ritenuti offesi. La sofferenza mi pare del tutto ovvia, un pluriassassino si rivolge di nuovo a noi e lo fa evidentemente per un suo vantaggio, ottenere benefici, non certo per la nostra soddisfazione di verità e giustizia. Non c'è un socio dell'Associazione che faccia trapelare un barlume di volontà di accoglienza o di perdono". Del resto, lo scorso luglio era emersa la notizia che i giudici di Sorveglianza di Milano, competenti sul carcere di Bollate, avevano respinto la richiesta di benefici penitenziari avanzata da Fabio Savi (presumibilmente un permesso premio) come le altre fatte in passato.
Familiari vittime Uno Bianca: "Indignati da lettera Fabio Savi"
"In quella lettera non c'è alcuna novità. Se da una parte si inizia con una presa di coscienza per il resto nulla cambia. Non cambia la sua versione dei fatti che resta opposta a quella del fratello e quindi noi non abbiamo un barlume di verità da parte loro in mano e non cambiano le posizioni dell'associazione che ha sempre ritenuto di non dover avere a che fare direttamente con loro, ma di servirsi dello schermo della giustizia italiana". Così Alberto Capolungo, presidente dell'Associazione dei familiari delle vittime della Banda della Uno Binaca, commenta la lettera che Fabio Savi ha inviato loro lo scorso 1/o agosto, spiegando inoltre di aver subito consegnato la lettera in Procura appena è arrivata.
"Sento, fastidio, indignazione, sofferenza e molti di noi si sono anche ritenuti offesi. Allora, la sofferenza mi pare del tutto ovvia, un pluriassassino si rivolge di nuovo a noi e lo fa evidentemente per un suo vantaggio, ottenere benefici, non certo per la nostra soddisfazione di verità e giustizia", ha aggiunto Capolungo. "Non c'è un socio dell'Associazione che faccia trapelare un barlume di volontà di accoglienza o di perdono. Invece tutti quelli che hanno ritenuto di commentare si sono si sono indignati proprio perché non essendoci novità, cosa ce ne facciamo di questa lettera? Si sono già rivolti a milioni di telespettatori prima che a noi, perché dobbiamo essere sempre tirati in ballo. La posizione dell'Associazione resta fermissima, unanime".
Sulla vicenda è intervenuto anche il giornalista ed ex consigliere comunale bolognese Massimiliano Mazzanti: "Un vero pentimento di Fabio o di altri potrebbe essere certificato solo da un serio e deciso contributo a chiarire tutti" gli aspetti della vicenda, "non insistendo - dice Mazzanti - nel dichiararsi responsabili unici di tutto come già, del resto, hanno stabilito i magistrati. Penso che la clemenza debba essere pagata con la verità e solo con la verità".
ANSA
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