Violenza o stalking, CISL Romagna: Naspi per le vittime che si dimettono per tutelarsi

L’INPS riconosce il diritto all’indennità di disoccupazione per chi lascia il lavoro a causa di violenze o atti persecutori

A cura di Michela Alessi Redazione
04 agosto 2026 17:16
Violenza o stalking, CISL Romagna: Naspi per le vittime che si dimettono per tutelarsi -
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La CISL Romagna accoglie con favore il Messaggio INPS n. 2540 del 3 agosto 2026, che riconosce il diritto alla NASpI alle lavoratrici e ai lavoratori costretti a dimettersi per sottrarsi a violenze o atti persecutori, anche quando questi provengono da soggetti estranei all'ambiente di lavoro, come un ex partner o uno stalker.

"È un chiarimento importante", dichiara la segretaria della CISL Romagna, Elena Fiero. "Fino a oggi la tutela della disoccupazione involontaria restava ancorata quasi esclusivamente a fatti legati al posto di lavoro. Con questo provvedimento l'INPS riconosce che anche una violenza subita fuori dall'azienda può giustificare le dimissioni per giusta causa, quando costringe una persona a lasciare il proprio impiego per tutelare la propria incolumità. Chi è costretto a dimettersi per mettersi in salvo non sta facendo una scelta libera, ma un atto di autodifesa, e come tale va sostenuto economicamente, non penalizzato."

Il provvedimento nasce da un confronto tra l'INPS e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che ha richiamato anche la Raccomandazione del Consiglio d'Europa del 2002 sulla protezione delle donne dalla violenza. La tutela, precisa il messaggio INPS, non è automatica: serve dimostrare, con elementi oggettivi e documentati, un collegamento tra la violenza subita e l'impossibilità di continuare a lavorare - ad esempio un impatto grave sull'equilibrio psicofisico della persona, oppure minacce e molestie legate al tragitto casa-lavoro.

"È una tutela reale, ma richiede di essere documentata con attenzione", spiega Fiero. "Ci rendiamo conto di quanto sia difficile trovarsi davanti a una scelta come questa: restare in un lavoro che non si riesce più a raggiungere in sicurezza, o dimettersi rischiando di perdere ogni tutela economica. Che questa condizione venga oggi riconosciuta per quello che è - non una scelta libera, ma un atto di autodifesa - è un segnale importante."

Per la segretaria, però, la tutela economica è solo una parte della risposta. "La NASpI può essere un sostegno importante nel momento più difficile, ma non risolve il problema alla radice. Bisogna agire in primis perché nessuna donna debba abbandonare il proprio posto di lavoro per paura per la propria incolumità ", osserva Fiero. "Lo ripetiamo da tempo: la violenza contro le donne si combatte innanzitutto con un salto culturale: serve un cambiamento profondo nel modo in cui la nostra società guarda ai rapporti tra uomini e donne, nei luoghi di lavoro come nelle famiglie e nelle scuole.. Le tutele economiche e normative sono necessarie, ma da sole non bastano se non sono accompagnate da un lavoro costante di educazione, prevenzione e sensibilizzazione, fin dalle nuove generazioni."

"Come CISL continuiamo a lavorare perché la lotta alla violenza di genere non resti sulla carta, ma diventi rete reale di protezione, dal posto di lavoro ai servizi territoriali", conclude Fiero.  “Ogni misura che sostenga o rafforzi l'autonomia economica di chi vive una condizione di violenza significa offrire una reale possibilità di ricostruire la propria vita. Per questo è fondamentale che strumenti come questo siano conosciuti e accessibili. Ma la sfida più grande resta quella culturale: costruire una società fondata sul rispetto, sull'uguaglianza e sulla responsabilità condivisa, nella quale misure di tutela come queste diventino, un giorno, sempre meno necessarie.”

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