Rimini, i playoff contano. Con la Fermana una sconfitta che fa riflettere
Rimini, l'analisi del momento biancorosso dopo la sconfitta con la Fermana. Uno sguardo anche alla prossima stagione
di Riccardo Giannini
È un Rimini nel segno dell’incostanza. Nella sua “forma” definitiva, considerando anche gli innesti del mercato di gennaio, i biancorossi hanno alternato prestazioni travolgenti ad altre inconsistenti. Talvolta l’incostanza si è manifestata anche all’interno della stessa gara, compresa la tanto discussa partita persa a Ferrara.
“La costanza diventa fondamentale in questo periodo di stagione”, ha evidenziato mister Troise al termine della sorprendente sconfitta per 3-2 in casa dell’ultima in classifica, la Fermana. Il Rimini ha subito gol in avvio (è capitato spesso), ma ha raddrizzato e ribaltato il risultato. Le occasioni non sono mancate. Poi la squadra ha staccato la spina, concedendo il gol del 2-2 a fine frazione. Nel ciclo di vittorie ottenute contro Ancona, Pontedera e Recanatese il Rimini ha schiacciato l’avversario accelerando a inizio ripresa. Nelle ultime gare invece questo non è successo. Anzi, con la Fermana, dopo un quarto d’ora del secondo tempo, era già evidente che ad averne di più erano i padroni di casa.
Gli impegni di Coppa Italia hanno tolto tante energie al Rimini, lo ribadiamo, e non è giustificazionismo fine a se stesso. Un problema di mentalità c’è, come ha confermato lo stesso Troise. Il fatto di aver toccato il baratro (l’ultimo posto) e di essere risaliti ha probabilmente dato un po’ di senso di appagamento. Forse perché certe partite le si prendono sottogamba, specie quando si gioca lontano dal Neri e dal caloroso pubblico biancorosso, ma nessun avversario può essere sottovalutato. Non esistono squadre materasso, non lo sono Fermana e Olbia. Perché alcuni giocatori di queste due squadre giocherebbero tranquillamente anche nel Rimini attuale: Giandonato e Ragatzu, ad esempio.
Non è facile definire i contorni del problema fisico (l’appannamento per le tante gare giocate) e del problema mentale (l’approccio alle partite): questo è il compito dello staff tecnico.
Rimini, non solo motivazioni: hanno pesato le assenze
Per ciò che concerne le motivazioni da mettere in campo, è fondamentale inquadrare l’obiettivo playoff. Perché esso era (ed è) alla portata del Rimini nonostante le difficoltà di inizio stagione. Rimanere fuori dalle prime dieci cambierebbe e non poco le valutazioni sullo staff tecnico e sul parco giocatori. In C si lotta per la sopravvivenza, non solo per le società a livello economico, ma la categoria è il limbo per i giocatori: possono prendere il volo per le categorie superiori, ma anche finire nel calcio dilettantistico.
È possibile che a Fermo il Rimini abbia perso la partita soprattutto dal punto di vista mentale. Ma i giocatori hanno l’obbligo di dare sempre il massimo. I playoff di C sono un campionato nel campionato e pochissime squadre possono ambire al traguardo massimo. Ma per tutti rimane una vetrina.
Ad ogni modo, contro la Fermana, il Rimini ha mostrato lacune anche in campo: in particolare è mancato sotto il profilo della costruzione del gioco nel secondo tempo. Sala è calato vistosamente, Langella non c’era, uscito dopo 19 minuti. Senza l’ex Pisa il centrocampo perde verticalità. Garetto è eccezionale nel pressing alto e negli inserimenti senza palla. Ma con la palla tra i piedi è meno efficace: è un po’ il simbolo di un calcio italiano che cura nei settori giovanili fisicità e tattica, ma prestando meno l’attenzione al fattore tecnico.
Oltre all’assenza di Pietrangeli in difesa, è stata “sanguinosa” anche quella del sottovalutato Megelaitis, centrocampista che porta fisicità, che sa pulire i palloni, che non ha magari la verticalità di Langella (non è infatti un playmaker, equivoco di inizio stagione), ma ha un buon lancio che in alcune partite è stato fondamentale per attivare Lamesta.
E pure Delcarro non ha caratteristiche del costruttore di gioco. Così, nella ripresa, a Morra e Lamesta – implacabili e letali in combinazione – non sono arrivati i palloni. Se non si accende Lamesta, non ci sono i palloni a rimorchio per l’inserimento di Garetto e Delcarro.
Le assenze non sono un alibi, ma un dato di fatto. Allenatore e squadre devono essere bravi a gestire queste situazioni: contro la Fermana non lo hanno fatto. Neppure in Serie A ci si permettono due squadre intercambiabili di 22 giocatori, figuriamoci in C. Dove c’è anche la questione Under, non da poco.
Rimini Calcio, le prospettive
Il piazzamento finale del Rimini non sarà un risultato banale, comunque vada. Al termine della stagione si potrà tracciare il bilancio su giocatori e staff tecnico. Di sicuro la dorsale della squadra subirà cambiamenti. Per Pietrangeli, Lamesta e Morra invece si apriranno le porte della Serie B. Colombi ha un contratto fino al 30 giugno 2025, ma chissà. Lepri, Langella e Megelaitis le colonne su cui costruire il Rimini del futuro, Gigli e Delcarro vanno in scadenza, ma potrebbero rimanere. Per Semeraro e Cernigoi, in scadenza al 30 giugno 2025, sarà determinante il finale di stagione, così Garetto, che non sarà più un Under nella prossima stagione.
In sostanza la rosa potrebbe cambiare molti effettivi, pure nella prossima stagione. È il calcio di Serie C: dare continuità dal punto di vista tecnico è piuttosto complicato. Emanuele Troise può essere un punto di riferimento. Non va dimenticato infatti il suo prezioso lavoro di ricostruzione di una squadra precipitata all’ultimo posto in classifica. Le prossime cinque partite più gli eventuali playoff sono le ultime tessere del mosaico. E sarà il mosaico finale a determinare la sua permanenza o meno sulla panchina biancorossa.
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