I riminesi Alessi e Giannini conquistano l’Ultrabalaton: 209 km di pura resistenza

Il 50enni riminesi chiudono i 209 km in 27 ore, tra caldo e fatica, secondi e terzi fra gli Italiani in gara.

27 aprile 2026 09:44
I riminesi Alessi e Giannini conquistano l’Ultrabalaton: 209 km di pura resistenza -
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C’è chi cammina, poi c’è chi corricchia. C’è chi corre, chi si mette alla prova nelle gare podistiche, chi affronta le maratone… e poi c’è chi va oltre, spingendosi fino alle ultramaratone. È proprio questo il caso di Giacomo Alessi, “Jeky” per gli amici, 55enne di Novafeltria, tesserato con la Maciano Team Runners A.S.D. Un atleta che non si accontenta di correre, ma che da anni insegue sfide sempre più impegnative, al limite dell’impresa. Nel suo curriculum spiccano già sei partecipazioni, presto sette, alla 100 km del Passatore, la storica ultramaratona da Firenze a Faenza, affrontata quasi “in scioltezza”. Ma per Jeky non è mai abbastanza: nel 2024 ha alzato l’asticella con la Nove Colli da 200 km, chiusa con uno straordinario quinto posto in 25 ore e 34 minuti. La voglia di superarsi lo ha poi portato fino ad Atene, dove nel settembre 2025 ha preso parte alla leggendaria Spartathlon, 246 km di fatica e determinazione, conclusi in 31 ore e 12 minuti, e tante vesciche ai piedi. E quando sembrava il momento di fermarsi, ecco un’altra impresa.

Lo scorso fine settimana Venerdì 24 e sabato 25 aprile Jeky si è recato in Ungheria per affrontare l’Ultrabalaton, gara di 209 km attorno al Lago Balaton, conosciuto come “il mare dell'Ungheria”. Uno "specchio" d'acqua di 600 km quadrati molto frequentato dagli ungheresi tra la primavera e l'autunno, pieno di località, eventi e luoghi attrezzati con ombrelloni, lettini e tanti locali.

Supportato dal figlio Lorenzo e dall’amico Gabriele Righi, ha portato a termine la prova in 27 ore e 14 minuti. In gara anche il riminese cinquantenne Marco Giannini. “L’abbiamo fatta assieme, racconta Jeky, siamo arrivati 90esimi su 500 partecipanti, secondi e terzi tra gli italiani. Direi che è andata benissimo”.

Partiti venerdì mattina alle 7, hanno corso senza sosta fino alle 10:15 del sabato, attraversando un percorso immerso nel verde ma tutt’altro che semplice: “Sembra piatto, ma il dislivello totale è di circa 1.000 metri e alla fine si fa sentire”. Il momento più duro? “Nel primo pomeriggio, tra le 13 e le 18, con un caldo incredibile. Quelle sono state le ore più difficili. Per il resto, nessuna crisi: dopo la Spartathlon era mentalmente preparato. Questa gara me la sono goduta, senza ansia né stress”. E il futuro è già scritto: Jeky tornerà presto sulla linea di partenza per la sua settima 100 km del Passatore, il 23 e 24 maggio, e sarà anche al fianco dell’amico Federico Manzi alla Nove Colli, questa volta in veste di supporto.

Perché per chi vive la corsa c’è sempre un passo in più da fare....

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